Oggi ricordiamo una Stella che è tornata al cielo. Aldo Sacchetti 1922 -2012

Lo so, il titolo è melenso ma non riesco a pensare ad altro da una settimana a questa parte, ovvero da quando per puro caso mi sono imbattuta in un trafiletto di un giornale vecchio di qualche mese.

Trovo per caso questo piccolo e curioso articolo a pagina 54 della Stampa del 12 Febbraio, giorno già infausto perchè in prima pagina si piange una grande artista, Whitney:

Si apre bene la giornata,devo dire. Volevo prendere quella copia, ma già la foto i copertina mi rendeva triste, la Houston non se la passava niente bene da diversi anni.

Ma qualcosa di ancora più tremendo per noi amanti delle calzature ci attendeva a pagina 54..

Eh sì, ci ha lasciati Aldo Sacchetti, il mio designer preferito di scarpe. Artigiano senza pari, dimenticato da tutti, ma forse lo voleva. Era  un suo desiderio non diventare feticcio da star o prodotto umano. Molto torinese.

Un vero peccato per noi arrivati troppo tardi, io stessa che meditavo di andarlo a trovare per strappare in extremis un’intervista. Non potete immaginare quanto mi sia sentita male. E’ sempre stato lì a un tiro di schioppo da casa mia, e l’ho lasciato andare via. Non mi resta che recuperare tutto ciò che è rimasto: dalla moglie che vuole presentare una biografia a tutte e tutti coloro che siano stati parte della sua attività, come la cara Nunzia Scalisi che mi ha scritto un bellissimo commento al post che avevo dedicato al designer tempo fa. Nunzia, se leggi questo post, ti invito ufficialmente per un intervista :), di cuore.

Aldo Sacchetti era AVANTI. Era le scarpe con il tacco a spillo opulentissime, prima di Caovilla, Manolo e Louboutin. NEgli anni 50 faceva svettare le madame su sandali tacco 11 decorati in modo finissimo, anni luce avanti. Scarpe che oggi sfoggereste come fossero l’ultima proposta della passerella. il Museo della Calzatura di Vigevano conserva molti suoi capolavori, sono determinata all’inverosimile e voglio vederli di persona quanto prima.

Lui era avanti. Troppo avanti, così tanto che ce ne ricorderemo solo tra decenni. Me lo sento.

Momo

Grazie a Paddock per avermelo fatto scoprire.

Grazie ad Antonella Amapane per aver scritto questo articolo sulla Stampa.

Grazie a chi mi ha commentato in merito permettendomi di conoscere questo mondo da “vicino”.

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