Rotocalco del Gomitolo – Plateau: odi et amo

Orgogliosi Gomitolini,

rieccoci a toccare argomenti spinosi, il nostro caro plateau, dolcificante per tacchi aspri, impervi e senza pietà, feticcio modaiolo che sfocia nel fetish diretto, o, nei casi peggiori, direttamente nelle scarpine da signora della notte.

(stesso concetto, diversi risultati ;D )

Non deve essere troppo alto altrimenti diventa volgare, c’è chi lo ama senza limiti, chi lo detesta per principio ma lo apprezza solo sulle zeppe, chi lo vuole anche se il tacco è basso perché è tanto di moda, chi non ce lo vede nemmeno dipinto sulle scarpe in corda. Un mondo spaccato in due sarebbe troppo comodo, siamo spaccati in mille opinioni differenti. Ma è il caso di puntualizzare.

Qual è il primo motivo di esistenza per il nostro plateau? Permetterci di raggiungere vette inaccessibili altrimenti, parlo di tacchi 14/16 e oltre, qualcosa che fino a qualche anno fa avrebbe destato seri dubbi. Forse anche oggi, ma non se pensato e calibrato a puntino: trovo che su determinate calzature possa essere davvero il valore aggiunto che fa la differenza, la spezia che rende il piatto indimenticabile. Un esempio? Le VeryPrive di Louboutin sarebbero le stesse senza quel pezzetto di suola che spunta? No, assolutamente. Non a caso è il modello di peep toe con plateau per eccellenza.

Certo, così uscire dal circolino del tacco 10 fisso sembra facile, no? Ma calma, siamo sempre su un tacco 10, 8, 9..11 cm al massimo! Ok, che misurato a tutta lunghezza rende qualcosa come “tantomila” però quello che conta davvero è l’inclinazione del piede. Purtroppo la cosa che mi fa più male è sentire di fantomatici tacchi 12 indossati da persone che al massimo portano un 10 pulito. Con il plateau è ancora più facile cadere in errore.

Parlando di errori, arriviamo al dunque: il plateau ci permette sì di camminare tra le nuvole, ma anche di penare come fossimo all’inferno. Badate bene, e qua serve tutta l’attenzione, non è confortevole per la camminata come sembra! Innanzitutto non è intuitivo camminarci, il nostro piede è convinto di toccare terra e, giustamente, “pesta” per cercare la stabilità, però si ferma prima del “dovuto” sulla piattaforma, che per quanto imbottita è comunque rigida, complice anche il fatto che per reggere la struttura appesantita, la suola perde tutta la sua flessibilità (come fosse una zeppa). Anche il tacco, ovviamente, non è anatomicamente intuitivo per il nostro corpo, ma la suola pieghevole agevola la questione mettendo in funzione anche il metacarpo, con una scarpa platform è la sola caviglia a pagare lo scotto per i nostri capricci di moda *_*

Quindi, attenzione alle nostre povere caviglie e alle calzature troppo rigide, che possono anche causare microtraumi, il segreto è sempre la massima di Paracelso: è la dose a fare il veleno. Anche a me capita di amarne qualche paio, ma le alterno a calzature più flessibili.

Consigli:

All’atto dell’acquisto, se il vostro cuore è stato rapito da una svettante goduria platform-munita, oltre ad aspetto estetico fate molta attenzione anche al peso della calzatura: alzatela con un dito e soppesatela per una decina di secondi. Se vi affatica, e vi assicuro che moltissime scarpe lowcost lo fanno ç_ç, avete  tra la mani qualcosa di potenzialmente tritacaviglie. Forse tonificherà i vostri glutei, ma non stateci mai arrampicate per più di una serata, massimo due, a settimana.

Altra importante questione è legata alla stabilità della struttura, issatevi sulle potenziali amate, entrambe, e sporgetevi in avanti un poco: se vi sentite “ribaltare” in avanti è indice di cattiva proporzione tra le parti: camminando ve ne renderete conto. Questo soprattutto perchè i plateau asimmetrici vanno forte, e si stanno mettendo a dura prova tutte le leggi della fisica. Ho un sandalo Zara bellissimo ma il plataeu “a cucchiaio” mi fa sentire sul dondolo di continuo, oltre al mar di mare si rischia di rimetterci l’osso del collo.

Plateau interni: attenzione allo spazio vitale per le dita dei piedi. Spesso questo punto è lasciato in disparte, in virtù dell’estetica dell’insieme, a volte sono larghi come lavandini e il risultato è osceno, molto cheap, altre volte strizzano da morire. Attenzione. I materiali sintetici non si ammorbidiscono mai.

Non dirò una parola-sentenza sull’altezza o sugli stili perché ognuno deve scegliere sempre e comunque seguendo il proprio gusto e cuore.

Baci,

Momo

11 comments

  1. Momo tu sei una fonte di consigli e saggezza scarpologica veramente stupefacente: hai mai pensato di scrivere una guida? Io, personalmente, non solo la comprerei ma la regalerei a moltissime ragazze (appena mi chiedono qualcosa infatti linko tuoi post in ogni dove!)

    1. Traquilla, in genere rendono le calzature più comode perchè abbassano l’inclinazione del tacco, ma non possono esser confortevoli del tutto: irrigidiscono la struttura, sembra che aiutino a camminare in realtà “ingessano” il piede😀
      Tuttavia, perchè rinunciare? In inverno ci isolano dal suolo! Cosa meravilgliosa *_*

  2. il plateau a cucchiaio è quello che t’ammazza. E’ infimo e mentre cammini ti sporge in avanti… Lo so perchè le mie mary jane viola sono tremende! Però generalmente parlando, non mi lamento, il plateau è senza dubbio un aiuto a chi sa già camminare con scioltezza sui tacchi ^^

  3. Approvo tutto! Personalmente ho solo un pao di stivali col plateau, perchè pur non dispiacendomi sono ancora legata a una diversa immagine di scarpa, più pulita… però ne ho provati parcchi, e di solito mi sento stranissima a camminarci sopra!😄

  4. Concordo al 100%…anche se ho appena comprato delle chie mihara con plateau che sono una favola, sia esteticamente che a livello di camminata! Però in fondo in fondo so perfettamente che l’eleganza di una scarpa col tacco senza plateau non ha eguali!!!;-)

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