Mese: agosto 2011

Louis Vuitton Fall 2011/2012

Settembre  alle porte, e con esso arrivano i migliori numeri dei magazine: quelli che ci diranno cosa indosseremo per i prossimi 6 mesi…in teoria….con un po’ di sforzo hihihi XD

In ogni caso, ho puntato le antenne sul settore taccomunito…e mio dyo, anche quest’anno Louis Vuitton ha voluto farci del male sul serio *_*

Dal magazine al sito ispiratore il passo è un estatico click:

Una verità è certa, è grazie a questo marchio se oggi possiamo ri-amare i tacchi “chuncky”, un po’ grossi, tipicamente fine anni 90, che ci ha rapito il cuore l’anno scorso con una superba decollete a fiocco piatto che ha fatto gridare al “dupe” come non ci fosse un domani. Però, c’è un però, ce li ha fatti amare con stile:

Queste decollete con triplo fiocchetto malizioso, e posizionato ad hoc, hanno riconfermato la forma del tacco, che si fa più sagomato, l’altezza è sempre  al limite rompi-caviglia: un 37 ha un tacco di 11 cm, la punta tonda addolcisce l’aria di queste scarpette in vernice decisamente fetish ( e così son chiamate sul sito!). Assolutamente, “brave bambine” non sono per voi: al massimo è concesso un cosplay 😉

Disponibili anche “maryjane”

Le immagino con una bella calza traforata effetto pizzo e una gonna morbidissima al ginocchio, so chic!

Passiamo a qualcosa di più adatto ad un bel party..

Color d’oro, ma anticato, molto classy e con una super apertura davanti: open toe estremo, non si ammettono unghie malcurate. Il tacco è della giusta altezza per slanciare al massimo senza vietare un ballo alla loro padroncina, insomma un 10cm di tutto rispetto. I riporti sull’open toe e il tacco sono interamente ricoperti di pitone nero. Nulla è lasciato al caso: le piccole borchiette sfavillano ad ogni passo *_*

Se siete dominatrix dentro, e volete dimostrare che l’effetto latex (sono in gomma, questi stivali) è adatto anche alle giornate uggiose in città, oppure siete parenti di Miss Germanotta, ecco il vostro perfetto stivale, a mezzo polpaccio, antipioggia: nero, bordeaux o verde cupo, dettagli strong a rilievo e tacco assassino con un plateau punitivo: anche le nuvole più nere e minacciose si prostrarranno ai vostri piedi. Garantito. Ovvio che lo indosserete solo con calze a rete con riga…Vero? 😉 Scherzo…

(non so perchè ma questo stivale mi ricorda una creazione di Givenchy, in verde smeraldo, uno stivaletto calf  open toe…con una specie di infradito, help??)

Stivaletti più “casual”

Pitone e pelliccia di astracan (agnello) si fondono in uno stivaletto che fa il verso alle oxford più chic: punta a coda di rondine e (finta) allacciatura stretta e maschile (niente fiocchetti). Sì, esatto, ecco da chi ha preso ispirazione Zara per il suo bootie con la farfalla, avete indovinato. Bellissime e perfette per il day-wear, con calze opache a contrasto o velate in tinta, gonne austere e mini giacche in montone…ma con tacco 11 d’ordinanza Vuitton, of course. Astenersi caviglie stanche.

Se il bootie non è per voi, che non avete voglia di depilarvi tutti i  giorni in inverno oppure siete freddolose, esiste anche la versione a stivale, sotto il ginocchio, sempre nei medesimi materiali. La prima cosa che penso guardando lo stivale qui sopra è questa: Miuccia ci ha fatto digerire a fatica una collezione 60s (presto su questi schermi) fatta da stivali con tacco scultura che si travestono da maryjane (quelle col bottone!), con gambale color carne…anche qua siamo sullo stesso livello: solo che il gambale è pure peloso!! Scherzi a parte, è sicuramente meno declinabile del fratello alla caviglia, ma ruba la scena anche al più stratosferico colbacco che possiate trovare!

Nella sezione sandali ho trovato invece la noia fatta tacco, eccezione concessa al classico sandalo da party invernale. Così classico che al primo colpo credevo fosse di Bottega Veneta:

Satin nero intrecciato con cura, forma anni 40 perbenina e fiocchettone sul lato: con un vestitino nero sarete l’invitata perfetta per una party Natalizio, nessuno avrà da ridire nulla sulle vostre scarpe. Forse non le noteranno nemmeno.

E questo è ciò che ho estrapolato dal sito di Louis Vuitton: ho scelto i modelli che più mi hanno colpito, e, credo, che più faran parlare il prossimo (blog).

Non illudetevi: LV ha tirato fuori anche dei signori rutti: non sempre i designer sono ispirati. Non so perchè, ma immaginatevi a scrostare quel micro logo in posizione infelice dopo averne pestata una. Ma dico…

Fatemi sapere 😉

Momo Il Gomitolo

Oh..Delirium *_*! Asos Bow B/N Pumps!

Rieccomi tornata su questi schermi, dopo una pausa….Questo caldo mi sta letteralmente facendo evaporare i neuroni, per cui non mi reputo responsabile di eventuali profezie, et similia, sbadatamente e disordinatamente riportate nel post che state leggendo.

Rieccoci, dicevo: a me di questa estate non può fregare di meno, e non vedo l’ora che passi il turno al nostro amico Autunno (we ♡ mezze stagioni) e ai suoi, certamente, più interessanti capi. Siamo agli sgoccioli di questo mese insulso che è Agosto, gli perdono di esistere solo perchè mi ha dato i natali, quindi perfettamente allineati con il mood “cosa ci riservano le prossime collezioni?

Bene, vado su Asos, piazzo due ordini che abbiamo la spedizione gratis e pure il codice sconto EXTRA20 ( inserito a fine ordine per ottenere un extra -20%) nei quali si annoverano una scarpa davvero strana e una gonna bellissimissima, e passo alle novità scarpologiche….

BAM, Asos 1 – cuore di Momo 0, peristalsi causata da una banale, ma mai di troppo, scarpa con fiocchettone…Oddyo, le amo *_*

Sì, lo so, sono viste e straviste, una copia sputata delle Minnie di KG, però..io non le ho ç_ç e il loro sfacciatissimo tacco sinuoso…sigh!

Non posso resistere, le punte tonde non sono più le preferite, per le prossime stagioni, ma a queste…come dire di no? Sono così adorabili!

Si chiamano PRANCE, un nome ben brutto a mio avviso, deve essere un mix tra Prince e France…ma capisco che deve essere davvero dura dare un nome diverso a ogni scarpa sfornata a ritmo “Asos”…certo.

Si comprano qua–> PRANCE by ASOS e costano circa 58€ ( un po’ troppo, ho un motivo per aspettare i saldi di questo Natale XD)

A brevissimo new del mio Shopping Scarposo ;*

Baci,

Momo

Shoe room #33 Prada Tacco 5 Fiocchettose ;D

Le avevo bramate, ne avevo cercato una copia perfetta perchè le originali erano introvabili…

Le volevo ovviamente così:

Quel tacco impertinente, dalla sezione un po’ spigolosa e la punta a cuore mi avevano stragata. Non importava il colore, ne avrei accettate tutte le combinazioni e le volevo portare esattamente come Miuccia voleva: con le calzettone in lana con le trecce *_*….ma fu il nulla. Ho aspettato invano i saldi. Deserto dei Tartari nel mio negozio preferito (Spoiler: è a Ivrea ;D).

Ho comprato per consolazione, grazie a Giggia, una perfetta ispirazione by Blanco, color crema e fiocco marrone, ma nemmeno allora è andata bene: mi han rubato la valigia (con le mie piccole all’interno) prima ancora che potessi indossarle ç_ç

Disperazione, pianto.

Poi, un giorno, facendo un giretto in un negozio Charity ho trovato questa chicca…Le mie Prada!! Quelle che volevo, nella versione però tacco 5. Ma dai! Ho pensato, saran tarocche..Invece no, originalissime, appena risuolate e usate credo per percorrere 100 mt, al massimo! Ma dico! Come ha fatto la loro vecchia padrona a non tenersele? Potevo capire un tacco 12 non è per tutte, ma queste si possono indossare anche per dormire!

( i colori sono sfalsati dalla luce, sono nere in vernice e il fiocco è bordeaux come la scarpa nella prima foto)

All’inizio credevo che il tacco di questo modello fosse 3 cm, poi dopo un attenta misura scopro essere di ben 5 cm….sarà la punta che trae in inganno, facendo sembrare la scarpa più lunga, ma sono comodissime: tacco 5 al posto delle ballerine, subito!

Il tacco di 5 cm ultimamente ha spopolato sui vari magazine, e molte collezioni di grandi stilisti ne hanno riproposto qualche modello: è un tacco molto più “difficile” di quanto sembri: il kitten heel a spillo (come il mio modello qua presentato) deve avere una bella forma aggraziata e perfettamente centrata sotto il tallone per non sembrare una scarpa…ehm..anziana ;D Mai troppo esterno, troppo 2002, mai troppo grosso, eccessivamente tardi anni 90: insomma, devono esser fatti bene. Mai a rocchetto! I tacchi a rocchetto devono essere alti dai 7 ai 9 cm!!

Torniamo alle Prada. Averle trovate mi aveva riempito di gioia, finalmente ne potevo provare le caratteristiche, essendo questo un marchio che non avevo mai indossato (eccezione fatta per le MIUMIU): che dire, calza grosso, largo direi, la tomaia è flessibile al punto giusto, senza mai deformarsi, la suola comodissima: nonostante il tacco basso implichi una certa flessione continua, accompagna la camminata senza dare mai fastidio o impressione di “far fatica”, come spesso, invece, mi accade con ballerine piuttosto rigide.

La tomaia è tutta in vernice, lucidissima,  come i fiocchi decorativi e il riporto sullo scollo: questi dettagli, in colore a contrasto, sono imbottiti con sughero per renderli “sofficioni”, come si può leggere nelle descrizioni sul sito di Prada.

L’interno è in sofficissima nappa, adesso con i piedi un filo gonfi per l’estate le porto con una soletta in gel, questo inverno non vedo l’ora di abbinarle alle calze in lana *_* e gonne midi!! Per ora le ho indossate in montagna. Sì, sono andata in giro per sentieri montani con queste ai piedi….

Non sto nemmeno a dirvelo che le ho pagate una cavolata ;D, però sono felice di aver fatto beneficenza: il 100% dell’importo sarà devoluto per la costruzione di scuole e asili nei paesi in via di sviluppo.

Marca: Prada

Modello: decolletee chiusa

Punta: a cuore

Tacco: 55mm a spillo

Tomaia: vera pelle verniciata

Lining: nappa nera

Suola: vero cuoio, cucita

Acquisto: Luglio 2011

Ditemi tutto!

Baci,

Momo

Shoes Stories: Aldo Sacchetti un mito Torinese.

Sono ufficialmente Torinese, è quindi ora che mi faccia un idea concreta delle menti “fashion” che hanno popolato/popolano questa strana terra. Dico strana perchè ad un primo sguardo, da neofiti, non traspare la sua (di Torino, intendo) vena creativa, innovativa e stilosa, anzi appare come una città molto classica, impostata e….”ingessata”? Sbagliatissimo, ne ho le prove, e poco alla volta, cercherò di condividerne tutte le chicche che riesco a trovare! (Se siete torinesi e ne avete altre, SEGNALATE!)

Avevo un nome: ALDO SACCHETTI, e tutto il web. Ho trovato questo interessantissimo sito http://www.ipaddock.it/ (credo sia frutto di una collaborazione con il Museo Della Calzatura di Vigevano, ma potrei sbagliarmi) , che mi ha dato moltissimo materiale per conoscere questo artigiano (mai definizione, fu più…CALZANTE ;D!! ) creatore di scarpine raffinatissime.

Ne riporto fedelmente degli stralci e le immagini, per una dissertazione più completa vi consiglio di visitare il sito che vi ho prima indicato: questo blogger ha letteralmente colmato un vuoto imperdonabile nella rete, per questo sono ancora più felice nel condividerne i contenuti.

(dalle parole del Blogger che cura la ricerca)

La scoperta di Aldo Sacchetti al Museo internazionale della Calzatura di Vigevano è “colpa” di una sua calzatura femminile del 1960, di un bel verde acceso. Di forma elegante, con una fine decorazione ricamata a fili d’oro, il nome dell’autore a caratteri svolazzanti su un’etichetta a forma di mandorla: tutto parlava di una grazia non comune e così è stato amore a prima vista.

Solo cercando negli archivi della stampa dell’epoca e grazie alla preziosa collaborazione di Armando Pollini, direttore artistico del Museo di Vigevano, sono emerse alcune informazioni su questo artigiano.

Torinese, classe 1922, Sacchetti ha dedicato alle calzature circa sessant’anni della sua vita. Tutto cominciò infatti nel 1933 quando, a soli 11 anni, iniziò a lavorare al deschetto nella bottega di calzolaio del padre. Il suo desiderio di bambino sarebbe stato fare il falegname, ma del lavoro calzaturiero e soprattutto degli suoi aspetti creativi presto si innamorò perdutamente. La sua giornata lavorativa tipo durava dodici ore e faceva così fatica a staccarsi dal suo atelier, che la domenica mattina vi tornava anche per leggere il giornale.

La sua vena creativa lo portò a depositare decine di brevetti e le sue calzature furono scelte da Maria Callas, Audrey Hepburn e addirittura dallaRegina Elisabetta. Senza dimenticare che per decine di anni si sono rivolte a lui mogli di politici di primo piano e signore dell’aristocrazia cittadina.
Le sue collezioni hanno sempre accompagnato le creazioni dell’Alta Moda torinese e non solo.

Nel 1948, a 26 anni, lasciò la bottega del padre per aprire il suo primo negozietto, in via Arsenale a Torino: Lì nacque il logo a forma di mandorla – quello della scarpa verde – e lì ebbe inizio anche l’avventura lavorativa autonoma di Aldo Sacchetti.
“due localini piccoli e stretti, dove rimanevo tutto il giorno a vendere, poi la sera correvo in laboratorio”
(come raccontato a Marina Cassi, in un’intervista del 1984 per “La Stampa”).

Ecco cosa scrive il blogger Paddock, parole che davvero mi hanno fatto sognare quell’epoca meravigliosa, in cui le scarpe erano fatte con tutti i crismi, e , soprattutto, con il cuore.

Ma come mai questo fantastico artigiano ha catturato la mia attenzione? Cosa ha osato? TUTTO. Personalmente amo le imprese audaci, i design arditi, a patto che siano frutto di una razionalissima ricerca, minuzioso studio delle forme e calcoli. Sì, se si deve stupire, che sia per davvero!

Aldo Sacchetti ha brevettato modelli incredibili, per prime vi presento le mie prefetite:

Una suola con tacco, nessuna tomaia, una calza che si attacca alla soletta interna attraverso uno studiato sistema di gancetti, inutile dire che ne vorrei un paio all’istante! (cito dal Paddock):

La prima – di cui non rimane traccia – era una una scarpa composta soltanto di tacco che gli venne richiesta dallo stilista Jacques Esterel, col quale collaborò negli anni ’60:

Un problemino non da poco. Lo feci rotondo saldamente legato alla caviglia. Un effetto particolare, stupendo” (intervista di Marina Cassi, La Stampa 1984).

La seconda fu una scarpa composta solamente dalla suola (in apparenza). In realtà la suola si agganciava con automatici nascosti alla calza, per lasciare quest’ultima in tutta la sua evidenza. Lui stesso raccontò a Marina Cassi come nacque quell’idea:

Una volta mi chiesero di creare una scarpa per esaltare il primissimo paio di calze colorate. Che fare? Ci pensai molto e alla fine inventai una scarpa composta soltanto da suola e tacco. Impossibile? No: sotto alla calza della modella c’era un sottopiede che si fissava alla suola mediante invisibili ganci. Fu un trionfo. La sfilata era a Palazzo Pitti e rivedo ancora la scena: tutti prima fissavano l’abito, quindi la calza, quindi sobbalzavano sulla sedia e chiedevano all’indossatrice: “ma come fa a camminare su una scarpa che non c’è?”.

Eccola senza la calza:

Il piede sempre più scoperto (in antitesi con le “normali” proposte anni 60..), aveva seguito questa corrente sottilissima di feticismo del piede femminile, che andava crescendo, e non si fermò qua con i brevetti a tema:

Sempre nell’intento di lasciar scoperto il piede, nel 1965 Sacchetti brevettò una

“calzatura a suola senza tacco, ripiegata a formare un basso tomaio fissato ad un nastro anulare elastico, che consente alla calzatura di aderire al piede pur lasciandolo superiormente scoperto” 

Ultima chicca, una cosa davvero sorprendente: Bacoltè vi adoro, ma siete arrivate dopo, grazie per aver continuato, in ogni caso, questo simpatico sistema 😉

Al museo di Vigevano è infatti esposto un modello di calzatura con tre tacchi intercambiabili, da 30, 50 e 80 mm, che si innestano a baionetta e si fissano tramite automatici, collocati nella parte centrale della suola. La suola si adatta alla diversa altezza del tacco, grazie alla sua flessibilità.

Vorrei davvero postare tutte le foto delle creazioni di questo meraviglioso creatore di sogni, ma vorrei evitare di fare tutto un polpettone copia-incolla 😀

Per soddisfare tutte le vostre curiosità in merito vi metto i link delle pagine che ho scopiazzato (spero che Paddock non se la prenda, il mio intento è quello di encomiare il suo meraviglioso lavoro i ricerca!!!)



Materiali tratti dal sito: http://www.ipaddock.it/

Si ringrazia: Paddock, Irma Vivaldi (photos) e il Museo Della Calzatura di Vigevano.

Amanti dell’antica arte calzaturiera, delle scarpe vintage e delle belle pubblicità d’antan, non potete astenervi dall’aggiungere quel link nei vostri Preferiti!

Che dite, organizziamo una spedizione in quel del Pavese?

Baci,

Momo